Semplici coincidenze o qualcosa di più?

SINCRONICITA’ : UN FENOMENO AL CONFINE TRA FISICA E PSICOLOGIA

Pensiamo d’improvviso a una persona o la sogniamo ed ecco che poco dopo la incontriamo. Ci viene in mente un ricordo antico della nostra vita e di colpo ritroviamo qualcosa che gli è connesso.

La maggior parte delle persone ritiene che le coincidenze significative avvengano per caso. Lo psichiatra C.G.Jung, fondatore della psicologia analitica, aveva intuito invece la presenza di qualcosa di ben più profondo: egli pensava che esse mostrassero una corrispondenza tra mondo fisico e mondo psichico. L’oggetto fuori di noi appare al momento giusto come per sottolineare o echeggiare il contenuto interiore, come fosse all’interno di una unità di significato indivisibile.

 

La sincronicità può essere definita come una sorta di coincidenza tra due eventi diversi, in particolare un evento energetico psichico (sogno, idea improvvisa, presentimento) e un evento esterno (dato di fatto obiettivo). 

 

I fenomeni sincronici aprono una questione fondamentale di base ed ampiamente dibattuta su cui è opportuno soffermarci: la realtà psichica e la realtà fisica sono distinte o possono comunicare? Viviamo in un mondo di enti separati o in una realtà condivisa?

Platone fu il primo netto sostenitore di una posizione dualistica: anima e corpo secondo il filosofo sono due sostanze distinte e separate, irriducibili l'una all'altra, indipendenti. In particolare l'anima è considerata immortale e non solo continua a vivere dopo la morte del corpo, ma è esistita anche prima del corpo al quale è stata incatenata. Anche Cartesio concordava con questa posizione e distingueva una res cogitans, “la cosa pensante”, ovvero l’ambito di ciò che è psichico ed inesteso, da una res extensa, “la cosa estesa”, ovvero tutto ciò che è estensione materiale e movimento meccanico, oggetto della fisica.

Aristotele invece rifiutava il dualismo e sosteneva che l‘anima non potesse essere separata dal corpo, ma anzi identificava l'anima con capacità specifiche del corpo, e cioè con quelle capacità che consentono all'organismo di vivere. In questo senso non concepisce distinzione, se non a livello filosofico, tra anima e corpo, tra psiche e materia.

 

Einstein nel 1905 (passato alla storia come il suo annus mirabilis) comprese che le due realtà fisiche di massa ed energia, apparentemente così diverse, sono in verità strettamente legate da un valore numerico molto preciso: il quadrato della velocità della luce nel vuoto (c²).

Secondo la teoria della relatività, l’energia è uguale alla massa per la velocità della luce al quadrato:   E=mc².

Questa geniale e semplice formula, che all'epoca risultò assolutamente rivoluzionaria, stabilisce che massa ed energia sono equivalenti, come se fossero le due facce della stessa “medaglia”.

Se ne deduce che:

1.      la massa, considerata isolatamente, non si conserva ma è soggetta a continue variazioni;

2.      dalla 1 consegue che la massa non è altro che una forma di energia;

3.      qualsiasi corpo a riposo possiede un'energia per il solo fatto di avere una massa.

 

A partire dagli anni ’30 Jung cominciò a occuparsi delle coincidenze significative, che proverebbero proprio tale connessione tra mondo fisico e mondo psichico, energetico.

La risposta di Jung è simile alla visione tantrica: tantra vuol dire trama, relazione, intreccio. Tra Jung e il pensiero orientale ci sono infatti molte relazioni. In particolare troviamo in lui l’intuizione di una realtà totale in cui ci sono nessi tra il mondo degli oggetti e quello dell’anima. Questa intuizione porterà Jung ai 30 anni di studi dell’alchimia, il cui primo presupposto è la possibilità di una comunicazione interiore dell’anima con la natura.

Jung trattò il concetto di sincronicità con il fisico W.Pauli, prima suo paziente poi suo caro amico, con il quale ebbe uno scambio epistolare lungo e intenso. Pauli (1900-1958) è stato uno dei maggiori fisici teorici del secolo scorso, dotato di una profonda intuizione e di una straordinaria e penetrante capacità di pensiero. In età molto giovane già dimostrò le sue brillanti caratteristiche quando a poco più di vent’anni consegnò un manoscritto sulla teoria della relatività che fu pubblicato dall’Enzyklopadie der mathematischen Wissenschaften, generando in Albert Einstein il seguente commento:

“Chiunque studiasse questo lavoro, non potrebbe credere che lo stesso sia stato scritto da un uomo di soli ventuno anni. Non so cosa ammirare di più: la comprensione psicologica dell’evoluzione delle idee, l’accuratezza delle deduzioni matematiche, la profonda intuizione, la capacità di presentazione del lavoro con sistematica lucidità, la completezza fattuale o l’infallibilità critica.”

 

Egli era interessato a tutti i fenomeni che sfuggono alla ragione nonché all’esplorazione profonda del significato dell’impresa scientifica in generale. Pauli si avvicinò e condivise molto seriamente il pensiero di Jung. Superò immediatamente l’atteggiamento prevalente dell’epoca che portava brevemente a definire “senza alcun senso” quelle teorie ma cercò con decisione di comprenderle. 

L’interesse di Pauli nella sincronicità non fu puramente teorico: egli fu infatti letteralmente perseguitato da questo fenomeno per tutta la sua vita. Pauli visse infatti in uno stato di permanente tensione nei confronti del mondo tecnico e aveva un rapporto piuttosto goffo e imbarazzante con la strumentazione di laboratorio. Si narra che la sua sola presenza nei pressi di un laboratorio fosse sufficiente a provocare la rottura degli equipaggiamenti di sperimentazione con le più misteriose e inesplicabili modalità. Il senso dell’umorismo di cui era dotato lo scienziato lo portò a definire queste situazioni come una conseguenza del cosiddetto "effetto-Pauli", e l’autenticità di questi fenomeni è descritta in numerosi articoli pubblicati in tempi diversi dai suoi colleghi scienziati. Uno di loro, Otto Stern, vietò formalmente a Pauli di entrare nel suo laboratorio durante l’effettuazione di prove sperimentali. Pauli non considerò con leggerezza il fenomeno descritto e lo catalogò come una possibile manifestazione di sincronicità di un profondo conflitto tra le sue parti razionale e irrazionale.

 

Insieme a Jung si arrivò così ad una definizione specifica del fenomeno, individuandone le caratteristiche fondamentali:

“Due o più eventi apparentemente accidentali, tuttavia non necessariamente simultanei, sono detti sincronici se sono soddisfatte le seguenti condizioni:

•      qualunque presunzione di un nesso causale tra gli eventi è assurda o inconcepibile;

•      gli eventi sono in corrispondenza tra di loro attraverso un significato comune, spesso espresso simbolicamente;

•      ogni coppia di eventi sincronici contiene una componente prodotta internamente e percepita esternamente.” (Jung)

 

L’evento sincronico non è la coincidenza: ‘coincidere’ vuol dire incontrarsi (cum incidere = accadere insieme). In un incidente due macchine si scontrano perché le loro traiettorie si incrociano. Nella coincidenza abbiamo solo un incontro di due eventi simili per forma, per esempio “Due signore vanno a una festa e scoprono di indossare abiti uguali”.

Nella sincronicità gli eventi non sono simili per forma ma portano lo stesso significato, un significato che si manifesta nello stesso tempo (sin cronos = stesso tempo) in due luoghi distinti, un luogo interno e uno esterno. Il legame non è nell’incontro fortuito ma nel coincidere dei significati.

Per Jung e Pauli realtà esterna e realtà interna in sostanza non sono diverse ma possono riflettersi l’una l’altra, come due aspetti di uno stesso significato.

Quindi l’essere è una totalità in sé coesa e necessaria, in cui la nostra mente lineare distingue diversità ma la nostra mente intuitiva legge connessioni.

Jung dice: “Ci sono fatti che (semplicemente) avvengono, ma gli intellettuali non ne sanno niente; essi non conoscono se stessi come non conoscono l’uomo quale realmente è”.

Nonostante la tendenza generale a voler negare l’esistenza della dimensione irrazionale, gli eventi sincronici non cessano di presentarsi, rompendo gli schemi di controllo e i paradigmi coatti, non curandosi di coincidere con ‘ciò che è accettato scientificamente’ e restando irriducibile alle forme a priori della scienza. 

Il concetto di base sostanziale difficile da accettare è che la mente logica conosce attraverso coordinate precise, SPAZIO, TEMPO e CAUSA, ma l’inconscio manifesta la possibilità di un movimento più ampio nelle dimensioni dell’essere, va oltre tali dimensioni coscienti.

 

Citando Jung: “Grazie a un relativizzarsi dello spazio-tempo nell’inconscio, avevo percepito qualcosa che aveva luogo altrove.”  “L’irrazionale ricchezza della vita mi ha insegnato a non rifiutare mai niente, anche se urta contro le nostre teorie oppure si rivela per il momento inspiegabile”.

Secondo Jung e Pauli, il fenomeno della sincronicità riavvicinava dunque fisica e psicologia evidenziando una connessione profonda fra i vari eventi del mondo, non legata a un’azione diretta causale-meccanica.

Pauli concludeva: “Tuttavia, ciò non indica l’incompletezza della teoria quantistica in fisica, quanto piuttosto l’incompletezza della fisica nella totalità della vita”.

Egli insistette a lungo sul fatto che in futuro gli scienziati non avrebbero più potuto ignorare la relazione tra la conoscenza del mondo materiale esteriore e il mondo interiore della psiche. Occorreva riconoscere che l’approccio scientifico razionale rappresentava solo una via per vedere e interpretare il mondo e che le successive ricerche sulla realtà non sarebbero potute più essere condotte separando materia e psiche, ma che entrambe le parti dovessero entrare in un percorso di ricerca comune. 

 

Ognuno di noi, prima o poi, si imbatterà in qualcosa di inspiegabile e ne avrà profondo turbamento. 

 

Il fine del fenomeno paranormale è far sì che l’uomo incontri il mistero. Ciò che conta è che l’uomo senta l’autenticità della propria esperienza, indipendentemente dalla possibilità di interpretarla”. (Jung)