Sogno e follia

“Sogno di dipingere e poi dipingo il mio sogno”

Van Gogh

 

- Prima di iniziare a parlare del sogno nel dettaglio vorrei sottolineare che l'immagine proposta ad inizio articolo non è affatto casuale: Van Gogh soffriva infatti di disturbo bipolare (probabilmente complicato da attacchi epilettici) e negli ultimi anni di episodi psicotici. La sua tecnica pittorica consisteva nel dipingere ciò che sognava. Arte, sogno e follia si intrecciano così in questa affascinante e sofferente figura e sembra essere particolarmente adatta come "porta d'ingresso" al viaggio che stiamo per intraprendere. - Buona lettura.

 

Il sogno appartiene a tutta l’umanità sin dalla notte dei tempi e riguarda, in un passato-presente, l’esistenza di ogni singolo individuo. Magnifico e terribile, liberatorio e angosciante, incanto e tragedia, il sogno è per eccellenza dimora dell’Anima e sua manifestazione.

Nel sonno e nel sogno siamo liberi dal tempo e difficilmente riflettiamo sul fatto che un terzo circa della vita media lo passiamo dormendo di notte e spesso anche di giorno. Velocemente liquidiamo il tempo del sonno perché vi è una sorta di incapacità del rendersi conto di stare dormendo e di sognare, spesso associata ad una memoria non sufficientemente pronta a fermare nella coscienza i contenuti onirici. Per tali motivi il tutto si esaurisce così con la tipiche frasi “non sogno mai”, “non ricordo niente” o “sono cose così strane”.

 

Il sogno è un fenomeno psichico legato al sonno, in particolare alla fase REM, caratterizzato dalla percezione di immagini e suoni riconosciuti come apparentemente reali dal soggetto sognante.  In generale si osserva una forte corrispondenza con la fase REM, durante la quale un elettroencefalogramma rileva un'attività cerebrale paragonabile a quella della veglia. I sogni che siamo in grado di ricordare, non avvenuti durante la fase REM, sono a confronto più banali. 

Non si conosce ancora l'area del cervello in cui hanno origine i sogni, ciò che però si sa è che il sogno dipende in gran parte dall’ entrata in funzione dell’emisfero destro che nella specie umana è legato all’immaginazione, alle attività artistiche, alla percezione della musica e implica un coinvolgimento dei gangli della base. Inoltre, il controllo del sogno REM è appannaggio di strutture filogeneticamente più antiche mentre la restante attività onirica ha sede in aree del cervello di più recente sviluppo filogenetico.

Sigmund Freud, nel '900, nella sua celebre opera "L'interpretazione dei sogni", descrisse il sogno come la realizzazione allucinatoria durante il sonno di un desiderio rimasto inappagato durante la vita diurna.

Secondo Carl Gustav Jung, invece, il sogno non poteva essere solo un “appagamento camuffato di un desiderio nascosto”  come sosteneva Freud, ma era qualcosa di più complesso: i sogni erano per lui assolutamente indipendenti sia dalla nostra volontà sia dalla nostra coscienza.

Nel volume Simboli della trasformazione Jung pone una distinzione fondamentale tra due tipi di pensiero: il pensare indirizzato ed il pensare non indirizzato.

  • Pensare indirizzato -->  definito come un fenomeno del tutto cosciente, utile a comunicare, capace di creare acquisizioni nuove ed adattamenti, seppur sia faticoso e sfibrante: è il pensare della scienza ed è dunque progressivo ed imita la realtà.
  • Pensare non indirizzato --> è, al contrario, guidato da motivi inconsci e per questo libera tendenze soggettive operando senza sforzo e spontaneamente; si tratta del sognare, del fantasticare, è il pensare della mitologia, è il pensare simbolico delle immagini, il quale tuttavia risulta incapace di creare adattamenti ed è in tal senso improduttivo, in quanto volge le spalle alla realtà. 

Il processo di evoluzione dell’umanità sembra essersi orientato secondo Jung sempre più in direzione della realtà materiale, oggettiva, e dunque verso un tipo di pensiero che la imita e la descrive (pensare indirizzato), in nome di un progresso scientifico che tuttavia lascia indietro la saggezza delle immagini e della mitologia.

Se dunque è vero che il pensare non indirizzato connotava prevalentemente le antiche civiltà, tuttavia lo ritroviamo ancora oggi nei bambini e nei pazienti psichiatrici nonché in ognuno di noi quando ci troviamo a sognare o a fantasticare. Afferma Nietzsche a proposito del pensare onirico che esso “ci porta indietro verso remote condizioni della civiltà umana” e non ha nulla a che vedere con il rigoroso pensare logico fondato sulla dinamica causa-effetto.

La scoperta che il sogno REM implichi l'attivazione di aree cerebrali filogeneticamente più arcaiche  alimenta ancora di più l'idea che il sogno abbia a che fare con una dimensione antecedente e remota: “Come il nostro corpo reca in sé le tracce della sua evoluzione filogenetica, così fa anche lo spirito. Non c’è quindi niente di strano nell’ipotesi che il linguaggio metaforico dei nostri sogni sia un relitto arcaico.” (Jung, Opere, vol. VIII, Considerazioni generali sulla psicologia del sogno).

 

 Che cos’è dunque il sogno? E’ chiaro che il sogno è un prodotto dell’attività psichica inconscia durante il sonno. In questo stato la psiche è ampiamente sottratta alla nostra volontà conscia. Con il minuscolo residuo di coscienza che ci è rimasto nello stato onirico, possiamo soltanto percepire ancora cosa accade; però non siamo in grado di dirigere il corso dei fenomeni psichici secondo i nostri desideri e le nostre intenzioni, e così siamo anche privati della possibilità di ingannarci. "Il sogno è un processo involontario basato sulla attività autonoma dell’inconscio, ed è altrettanto sottratto alla nostra volontà quanto per esempio il processo fisiologico della digestione.” (Jung, Opere, vol. XVII, Sviluppo ed educazione del bambino, pag. 58). 

 

Il sogno dunque accade, arriva a noi senza che lo vogliamo. Non sono io che sogno ma è il sogno che si manifesta al di là di ogni mia volontà.

 

In "Psicogenesi delle malattie mentali"  Jung afferma “I sogni possono manifestare tutti gli stadi della disintegrazione personale (tipica della schizofrenia), così che si può dire senza esagerare che il sognatore è normalmente un pazzo, oppure che la pazzia è un sogno che ha preso il posto della coscienza normale. Dire che la pazzia è un sogno divenuto realtà non è metafora. La fenomenologia del sogno e quella della schizofrenia sono quasi identiche, naturalmente con una certa differenza; perché l’una si verifica solitamente durante il sonno, l’altra invece sconvolge lo stato vigile o cosciente.”

Quando sogniamo deliriamo, abbiamo allucinazioni ma non siamo capaci di riconoscerle come tali, ci sembrano pura realtà in quello specifico momento, a volte talmente reali da generare successivamente il comunissimo dubbio “Ma l’ho sognato o è accaduto davvero?”. La persona schizofrenica, diversamente, non ha la capacità di porsi questa domanda. Da questo punto di vista è come se non si fosse mai svegliata, rimasta intrappolata in un sogno che ha invaso la vita reale e ne condiziona la quotidianità.

Complotti degni di uno dei più famosi film di spionaggio, tentativi di omicidi o rapine nei nostri confronti, viaggi nello spazio o voli sopra colline o mari, attribuzione di poteri magici a oggetti o persone, partorire un mostro o parlare con un defunto come se fosse accanto a noi. Questi possono essere alcuni dei contenuti che ritroviamo esattamente uguali nei sogni e nei fenomeni psichici della schizofrenia.

 

Il sogno ci avvicina dunque al mondo della follia senza che ce ne accorgiamo, poiché così come accade nella malattia mentale anche nell'esperienza onirica l’inconscio prevale e domina sulla coscienza. Ognuno di noi, senza esserne consapevole, può essere così definito un "portatore sano di follia".

 

Dott.ssa Gabriella Marventano