Tra chi sei e chi pensi di essere c’è una grande differenza

L’immagine che abbiamo di noi non sempre coincide con quella reale: a volte pensiamo di essere in un certo modo ma in realtà ciò non corrisponde alla nostra vera essenza.

Ciò accade perché la nostra mente per difendersi da emozioni spiacevoli e da conflitti interiori tende infatti a mentire a noi stessi, creando un artificio, uno scollamento tra fantasia e realtà, una bugia molto ben costruita e a prova di critica. Il fatto che mente e mentire condividano la stessa radice etimologica è già molto interessante: «è solo la mente che può mentire», ha scritto il teologo Vito Mancuso.

Il termine mente è comunemente utilizzato per descrivere l'insieme delle funzioni superiori del cervello e, in particolare, quelle di cui si può avere soggettivamente coscienza in diverso grado. Quando parliamo invece di psiche si fa riferimento alla struttura psichica completa della dimensione irrazionale, cioè istinti e dimensione del profondo (inconscio).

Fotografia: https://marcomatteucciphotographer.wordpress.com/2014/02/27/dietro-la-maschera/

lato a e lato b

Molte, moltissime volte, in seduta con i miei pazienti il problema più grande è che la persona si racconta una storia ben diversa da quella reale, e la storia riguarda sé, i propri rapporti con gli altri e con il mondo. Esperienze di vita vengono spiegate alla luce di questa storia inventata, fatta spesso di belle parole per sé e critiche rivolte al mondo esterno o al contrario, meno frequentemente, di svalutazioni costanti per sé e lodi per gli altri.

Mentiamo a noi stessi molto più frequentemente di quanto possiamo immaginare. Dietro la maschera che tutti noi curiamo quotidianamente nel rapportarci agli altri c’è un viso che non sempre viene riconosciuto nella sua autenticità.

Possiamo spiegarci un po’ questo fenomeno con un esempio prettamente fisico e riportalo alla psiche: il corpo di ognuno di noi è tridimensionale ed ha un lato A (il lato frontale), un lato B (quello posteriore), ed una profondità. Il lato A è quello che curiamo maggiormente in quanto è il lato che viene utilizzato nel rapportarci agli altri: curiamo il nostro viso truccandoci o facendoci la barba, sistemandoci i capelli, lo stesso abbigliamento è più ricco di particolari (bottoni, disegni, accessori) nella parte frontale, quando ci specchiamo ci guardiamo prevalentemente davanti, ogni tanto anche dietro ma in modo meno frequente poiché viene più complicato e, tra l’altro, la visuale non è mai completa se non mediante l’uso di più di uno specchio.

Il lato B è invece il lato delle spalle. Meno curato rispetto all’altro, a volte dimenticato, ma non per questo non esistente. Quando qualcuno ci dice “Ma hai la giacca dietro tutta sporca, dove ti sei appoggiato?” o il classico scherzo dei bambini di appiccicare un foglio dietro le spalle del malcapitato con frasi ridicolizzanti, ci fa capire che lì spesso non guardiamo, non possiamo agire lo stesso controllo che agiamo sul lato frontale, lì è il nostro punto cieco e per questo anche il nostro punto debole, dove siamo palesemente scoperti, vulnerabili.

Infatti, alcune persone che percepiscono maggiormente questo senso di vulnerabilità tendono a sentirsi più tranquilli stando all’interno di un locale, ad esempio, seduti con le spalle vicino al muro ed avere tutta la visuale davanti. 



LA PROIEZIONE

Ipotizziamo che il lato A sia la nostra maschera, lì sono messi in fila tutti i nostri splendidi pregi come in vetrina, e il lato B siamo noi con i nostri difetti. Per quanto possiamo curare il lato frontale, ciò che abbiamo dietro non scompare, resta, e ci appartiene tanto quanto il lato A. E se per noi a volte è difficoltoso vederlo, gli altri invece avendo un punto di vista differente lo vedono facilmente. Ciò è evidente quando riceviamo una critica rispetto ad una cosa che in fondo sappiamo che è vera ma non vogliamo ammetterlo nemmeno a noi stessi. E la critica spesso quanto più fa male tanto più ci ha colpiti nel profondo: ha toccato i nostri nervi scoperti, il nostro lato B.

--> Cosa accade allora se non riusciamo a vederlo, questo tanto trascurato lato B?

Succede che tutte le parti negative e non accettabili di sé che sono lì collocate vengono proiettate all’esterno, negli altri e nel mondo.

Le idee paranoiche sul mondo che ci invidia o ci vuole danneggiare, che tanto dilagano nel mondo dei social network, spesso altro non sono che proiezioni di propri pensieri di invidia inaccettabili a noi stessi. Poi in terapia si scopre che colui/colei che accusa gli altri di invidia o falsità è in realtà lui/lei stesso/a il primo o la prima a sentire profondi sentimenti di invidia e a mostrarsi per chi non è. E questo riconoscimento può accadere solo lentamente: l’accettazione di quella che Jung chiama la propria “Ombra” non è mai facile e richiede tempo ed impegno e nessuno di noi può dirsi estraneo a questo discorso: ognuno porta la propria ombra dietro, così come ogni corpo proietta alle spalle la propria ombra mentre davanti è illuminato.

Le bugie dette a sé stessi tramite la proiezione sono gratificanti e calmanti, almeno nel breve periodo. A lungo andare però ci ritroviamo soli, frustrati, senza aver vissuto davvero se non nella nostra fantasia di perfezione, incompresi dal mondo che a nostro parere non è degno di noi.

“Sono una ragazza d’oro eppure nessuno mi vuole! Gli uomini non capiscono niente, vogliono solo usarmi!” Probabilmente è vero che qualcuno non avrà intenzioni serie, ma spesso la stessa ragazza che pronuncia questa frase soffre terribilmente per quel tipo di uomo che sa già in partenza non potrà darle più di tanto. Magari è sposato, in fase di separazione e dunque di lutto, o un don Giovanni incallito che però è certa che con lei cambierà. La dura verità probabilmente potrebbe essere che è lei ad avere difficoltà nell'instaurare relazioni affettive mature e inconsciamente cerchi quei partner che la porteranno appunto a non averne una e ritrovarsi da sola (ma inconsciamente soddisfatta). E guai se qualcuno le farà notare in anticipo che non andrà come lei invece ha fantasticato…La nostra mente sa ben difendersi anche dagli “attacchi” esterni: loro risulteranno improvvisamente non essere veri amici e le persone più false che abbiamo mai avuto accanto, da cui difenderci attaccando nei modi più aspri o semplicemente ritenendole persone che “non possono capire”. 

Un’altra bugia comune è proprio legata alle dinamiche amicali: “Perché non ho veri amici? Sono tutti traditori, nessuno è capace di essere autentico”, e poi in terapia emerge che siamo noi stessi i primi ad aver tradito senza essercene neanche accorti e tendiamo letteralmente ad usare l’altro per i nostri bisogni mascherando tutto questo con le più nobili intenzioni.


Insomma, possiamo raccontarci la nostra bella storia inventata tutta la vita. Possiamo crogiolarci attraverso un profilo facebook perfetto (un lato A virtuale ma altrettanto efficace), fatto di belle frasi, di foto in cui si è ritratti splendidamente, ancora una volta per tentare di mostrare a tutti e soprattutto a sé stessi il proprio lato migliore (e sembrerebbe quasi l’unico esistente!)

Sempre più immersi nella solitudine, nel proprio profilo sfilano foto di serate in cui l’obiettivo è dire al mondo che invece non si è affatto soli, in un loop di bugie e alienazione interiore.

Ci troviamo infatti ad essere alienati in primis noi da noi stessi:  divisi, scissi, privi di integrità e completezza, sconosciuti a noi stessi e portatori di una splendida maschera che a lungo andare acquisirà però sempre più la connotazione di una triste prigione d’oro.

 

Dott.ssa Gabriella Marventano