Vittime di abuso che si trasformano in carnefici.

Perché chi è abusato a sua volta abusa?

Non è chiaramente una regola, molte persone che hanno subito abusi durante l’infanzia o l’adolescenza non mettono in atto questo tipo di comportamento a loro volta successivamente. La presenza di figure positive nella propria vita che sono state rassicuranti e a cui la persona si è potuta rivolgere in cerca di aiuto mitiga fortemente le probabilità che si instaurino determinate dinamiche inconsce.

Ma queste stesse persone potrebbero segretamente inorridire nel percepire che a livello inconscio una parte di sé è attratta da determinate esperienze che in qualche modo somigliano o ripetono la propria.

Se è vero che non necessariamente una persona abusata diventa abusante, una dinamica molto frequente è invece il contrario: chi esercita abusi è stato molto probabilmente a sua volta abusato.

 

Ci si potrebbe chiedere: ma una persona che ha subito determinate esperienze terribili non dovrebbe essere più sensibile a riguardo e dunque evitare che queste possano ripetersi con chiunque altro? Purtroppo la risposta non è sempre scontata. L’inconscio non segue le regole della morale o dell’etica, è svincolato da tutto ciò: quello a cui mira è il ristabilimento di un equilibrio interno, in qualsiasi modo, anche nel più socialmente ed umanamente condannabile. 


Ecco dunque che si può osservare una dinamica ben precise nella persona che ha subito abusi (sia essi fisici che psicologici): il fenomeno della rivittimizzazione, uno schema di comportamento che tende a ripetere e dunque a riattualizzare l’esperienza infantile vissuta.

Esistono delle differenze legate al sesso del soggetto: gli uomini e i ragazzi tendono a identificarsi con i loro aggressori vittimizzando, una volta adulti, a loro volta successivamente; le donne, invece, tendono a legarsi a uomini che continuano ad abusare di loro consentendo una ulteriore vittimizzazione per esse stesse e i loro figli. La vittima si rivolge dunque al suo torturatore, continuando quella triste “danza” di cui ormai così bene si conoscono le dinamiche.

Perché? La paura più profonda e intollerabile non è quella di essere ancora oggetto di aggressioni di ogni genere, ma di essere abbandonate. Questo è il motivo per cui molte donne preferiscono assoggettarsi e subire le più dolorose angherie per sé ed i propri figli (finendo per diventare indirettamente loro carnefici) al vantaggio di non sentirsi sole e sedare un’angoscia molto più profonda e intollerabile.

Tale angoscia abbandonica è però elemento comune: sia per gli uomini che per le donne la prevedibilità di relazioni patologiche abusanti li aiuta a difendersi da essa. I bambini che subiscono abusi giungono alla conclusione che un genitore che li maltratta sia preferibile ad una totale assenza dei genitori.

Il fenomeno della rivittimizzazione, inoltre, lavora in direzione di un ulteriore scopo: esso appare come un tentativo di esercitare un controllo su ciò che da bambini era invece fuori dal proprio controllo, causando una catena di violenze che si riversa sui figli propri od altrui.

Perché proprio ad essi è rivolta spesso questa forte aggressività? Al di là di ogni istinto materno/paterno che si auspicherebbe, ad essi deve essere tolta l’innocenza di cui il genitore è invidioso, così come è stata a lui/lei strappata precocemente.

La sofferenza che una persona abusante vive dentro di sé è dunque profonda e intollerabile e la psiche agisce affinché possa essere contenuta in qualche modo. Essa è una persona fortemente traumatizzata che scinde da sé il dolore legato alle sue esperienze tanto da non riuscire più a percepirlo in alcuni casi più gravi.
La cura del trauma per mezzo di una psicoterapia appare allora fondamentale affinché la triste catena di abusi finalmente si possa rompere e si possa così iniziare una nuova vita.

Dott.ssa Gabriella Marventano